Sai di deserto, rovo, amarezza.
Profumi di pioggia perché conosci la sete.

Sai di sangue. Di viole.

Sai il silenzio pietoso dei morti,
il silenzio spietato dell’ora di punta dell’abbandono.

Sai il dolore impotente
che fa ruggire le notti.
   Sai i volti potenti del mio amore.

Oltre il cancello che scotta,
oltre l’eclissi di cielo d’un muro;
giù per la stretta dove il boccone non scende,
su per i sentieri d’aspromonte
dove il passo rallenta per il peso sul cuore:
   feroce come un fiore
torni sempre a spaccare una zolla.

Lambisci o rovesci,
non porti.
Alimenti falcate
mietendo a falciate il dolore.

Turbinelli polvere
attorno guglie d’inaccessibile pace:
    stani l’eremita,
    d’alba chiara mi rivesti,
    celebri le nozze impossibili.
Imbandisci il banchetto dell’incontro che sfama.

Sei la luce che cade sulla sacralità disoccupata dell’io
   e la rendi altare, pietra che fiorisce:
   l’anima sale sul gradino del pulpito

e – fosforescente, antica – sussurra e tuona.

    Stonata. Potente.

Ostinatamente viva.

da I dintorni dell’amore (poesie 2014-19)